lo
scultore
della “corrosione”
di
“Quando vedo
che da un blocco di marmo sta nascendo un’opera, la materializzazione
della
tua idea, è un orgasmo...”
Èun mestiere duro quello dello scultore:
plasmare la materia a suon di martello pneumatico.
Costantinopoli. La carriera
inizia nel 1985 quando Vitaliano Corbi,
critico d’arte, lo scopre. Quell’anno vince la
medaglia d’argento alla XIII
Biennale di Arte Sacra di Torre del Greco. Da quel momento è un crescendo di
premi, mostre ed esposizioni in giro per l’Europa. Fino al ’95: la sua
opera “Araba Fenice”, una monumentale
scultura in marmo di Carrara
alta tre metri, arriva a Montecarlo, ai giardini Fointvieille,
dove entra a far parte
della collezione del re Ranieri diMonaco.
Di lui Luigi Compagnone
scrive: «E così si libera da ogni imprigionamento (o accademismo) grazie a visioni
insospettate di bianchi affascinanti, di crete musicali e realizzando una “Dinamica
quiete” tra “Retaggi e
dissociazioni” al limite del surreale».
Cominciamo dall’inizio…
Un giorno ho pensato “ora ci
provo”: avevo quindici anni quando ho iniziato a lavorare la creta. La mia
prima
passione sono stati i pastori e il presepe. Dall’artigianato nel tempo mi sono
avvicinato all’arte
contemporanea e ho cominciato a mettermi alla prova frequentando le fonderie:
modellavo il bronzo. Più
tardi ho iniziato a lavorare il marmo, il materiale che preferisco.
Come si diventa artisti?
Artisti si nasce.
Cosa provi quando crei
una
scultura?
Quando vedo che da un blocco
di marmo sta nascendo un’opera, la materializzazione della tua idea, è un
orgasmo. Il marmo mi affascina perché si instaura un rapporto primordiale,
di pura forza fisica, tra
artista e materia.
Quali sono state le
tappe più
significative della tua carriera?
Nell’85 Vitaliano
Corbi vide alcuni bronzi fatti da me, gli piacquero
molto. Gli ricordavano, disse, quelli di
Augusto Perez.
Feci la mia prima mostra a Napoli. Un altro momento importante nel mio percorso
è nel ’95
quando una mia scultura, “Araba Fenice”, viene acquistata nella collezione
pubblica di SAS Ranieri III di
Monaco. L’opera è esposta a Montecarlo
accanto a quelle di Botero, Manzoni, De Chirico. I maestri della
scultura mondiale.
Sei ambizioso?
No. L’unica ambizione è
riuscire a far capire quello che sto cercando di esprimere.
Si dice che l’artista
sia come
un’antenna,
vede sempre quello
che
gli altri non vedono o
sentono…
Io vedo uno schema sociale
che sta implodendo per mantenere il ritmo frenetico che contraddistingue l’esistenza
oggi: il nostro io viene continuamente corroso. E nelle mie sculture
esprimo proprio questo: lacorrosione.
Gli “Schemi”, nome dato adei miei lavori, sono l’espressione dell’incastro
geometrico di tutte le
sovrastrutture che la società ha creato.
A cosa stai lavorando?
A dicembre ho presentato un
progetto nuovo al Pan. Partendo dal presupposto che oggi tutti scrivono
libri: escort, politici, conduttori tv, mi sono chiesto “come posso
raccontare le mie emozioni in un libro”? L’unica cosa
che so fare è scolpire. Ho realizzato così 100 libri scolpiti in modi
diversi, nell’ultima di copertina ho scritto un
testo a mano.
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CHIAIAmagazine 1/2 gennaio febbraio 2011
ARTE