Patrizio Zona

lo scultore

della “corrosione”

 

 

 

di Rossella Galletti

 

 “Quando vedo che da un blocco di marmo sta nascendo un’opera, la materializzazione

della tua idea, è un orgasmo...”

 

Èun mestiere duro quello dello scultore: plasmare la materia a suon di martello pneumatico.

Patrizio Zona, classe 1953 ci ha dedicato la vita, sudando giorno e notte nel suo laboratorio di via

Costantinopoli. La carriera inizia nel 1985 quando Vitaliano Corbi, critico d’arte, lo scopre. Quell’anno vince la

medaglia d’argento alla XIII Biennale di Arte Sacra di Torre del Greco. Da quel momento è un crescendo di

premi, mostre ed esposizioni in giro per l’Europa. Fino al ’95: la sua opera “Araba Fenice”, una monumentale

scultura in marmo di Carrara alta tre metri, arriva a Montecarlo, ai giardini Fointvieille, dove entra a far parte

della collezione del re Ranieri diMonaco.

Di lui Luigi Compagnone scrive: «E così si libera da ogni imprigionamento (o accademismo) grazie a visioni

insospettate di bianchi affascinanti, di crete musicali e realizzando una “Dinamica quiete” tra “Retaggi e

dissociazioni” al limite del surreale».

 

Cominciamo dall’inizio…

 

Un giorno ho pensato “ora ci provo”: avevo quindici anni quando ho iniziato a lavorare la creta. La mia prima

passione sono stati i pastori e il presepe. Dall’artigianato nel tempo mi sono avvicinato all’arte

contemporanea e ho cominciato a mettermi alla prova frequentando le fonderie: modellavo il bronzo. Più

tardi ho iniziato a lavorare il marmo, il materiale che preferisco.

 

Come si diventa artisti?

 

Artisti si nasce.

 

Cosa provi quando crei una

scultura?

 

Quando vedo che da un blocco di marmo sta nascendo un’opera, la materializzazione della tua idea, è un

orgasmo. Il marmo mi affascina perché si instaura un rapporto primordiale, di pura forza fisica, tra

artista e materia.

 

Quali sono state le tappe più

significative della tua carriera?

 

Nell’85 Vitaliano Corbi vide alcuni bronzi fatti da me, gli piacquero molto. Gli ricordavano, disse, quelli di

Augusto Perez. Feci la mia prima mostra a Napoli. Un altro momento importante nel mio percorso è nel ’95

quando una mia scultura, “Araba Fenice”, viene acquistata nella collezione pubblica di SAS Ranieri III di

Monaco. L’opera è esposta a Montecarlo accanto a quelle di Botero, Manzoni, De Chirico. I maestri della

scultura mondiale.

 

Sei ambizioso?

 

No. L’unica ambizione è riuscire a far capire quello che sto cercando di esprimere.

 

Si dice che l’artista sia come

un’antenna, vede sempre quello

che gli altri non vedono o

sentono

 

Io vedo uno schema sociale che sta implodendo per mantenere il ritmo frenetico che contraddistingue l’esistenza

oggi: il nostro io viene continuamente corroso. E nelle mie sculture esprimo proprio questo: lacorrosione.

Gli “Schemi”, nome dato adei miei lavori, sono l’espressione dell’incastro geometrico di tutte le

sovrastrutture che la società ha creato.

 

A cosa stai lavorando?

 

A dicembre ho presentato un progetto nuovo al Pan. Partendo dal presupposto che oggi tutti scrivono

libri: escort, politici, conduttori tv, mi sono chiesto “come posso raccontare le mie emozioni in un libro”? L’unica cosa

che so fare è scolpire. Ho realizzato così 100 libri scolpiti in modi diversi, nell’ultima di copertina ho scritto un

testo a mano.

 

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CHIAIAmagazine 1/2 gennaio febbraio 2011

ARTE