Forme totemiche, nostalgie di un arcaismo strutturale che è
materia piena,gravità che si avverte,trattenuta al
suolo, blocchi solidi, compatti oppure forme che arrancano, come onde verso
l’alto, impilando strutture,piani, in un assemblaggio per sovrapposizione, per
aggregazione, con un solido senso del costruire, dell’aggredire, in modo
compatto e deciso, con punte, unghie, falci, semilune, il cielo.
Si avverte come un’iniziare, come un momento aurorale:
dalla forma geometrica, che utilizza un processo di complicazione, una segreta
ed intima metamorfosi , per cui mentre il blocco pesa
sul terreno, squadrato, definito,piede di una solida ideazione intellettuale,
di un sapere matematico, che rifiuta qualsiasi rapporto con la natura, che
denuncia l’essere progetto, invenzione umana, calcolo e astrazione, la
scultura, salendo verso l’alto, si muove, si articola, si spezzetta, frammenta
e frantuma, non rinunciando ad una sua geometricità di fondo, che persiste e si
complica, ma che diventa apertura, costruzione in equilibrio sempre più
precario.
C’è come il senso di una spezzarsi di un corpo monolitico
attraverso una visione da caleidoscopio, attraverso una distorsione interna, ma
anche visiva che viene lentamente proponendo un divenire. Movimento ,in realtà , da ere geologiche, tutto interno , tutto
risolto in un allusione di tensione, di distorsione , di mutamento di natura
interna alla materia più che non in una dinamica di piani reale che suggerisca
il senso di uno sbocciare, un accenno allo schiudersi, al germogliare di un
fiore di pietra, di marmo, di metallo, comunque un liberarsi della materia, che
talora ricade in forme geometriche che la catturano e la trasformano in
allusione a figura, le danno comunque un’anima, in alcuni casi la umanizzano,
anche se rimane sempre il senso di manichini , di silhouette, di automi, di
qualcosa di artificiale, di meccanico, di relitti di antiche civiltà di
umanoidi, scomposti, spezzati, distorti in un equilibrio talora precario,
talora non ancora messo alla prova.
Il contrasto tra la solidità della base, questo aggregarsi,
questo arrampicarsi di materia non omogenea, infatti ,
genera in alcune opere, la sensazione che sia iniziata una corrosione che
porterà a sfaldarsi, a far crollare questa catasta disorganica. In altre il
senso è quello dell’ascendere, quello del costruire una salita verso l’alto,
verso una cima dalla quale un elemento si spicca, una vela prende il volo, con
fatica, ma anche con un inizio di libertà.
In questo senso una delle sculture più emblematiche, sin
dal titolo, è “Totem del volo mai libero”, nella quale
il monolito bronzeo ha già poco sopra la base intaccata la sua stabilità, ma si
è in qualche modo risaldato con rozza compattezza da tronco senza corteccia,
che , in ascensione , di nuovo si schiude per far emergere una serie di sassose
ma levigate forme geometriche che salgono verso una specie di ventola che in
cima cerca di sfuggire a questa massa inerte, ma inesorabile.
In alcune sculture il segno è ancora tutto superficiale,
tutto esterno, graffito, e graffiato come se emergesse in superfice,
sempre pronto a prendere corpo, a manifestare la sua natura meccanica, la sua
inerzia. Ed è una specie di opposizione al dinamismo futurista, al quale
indubbiamente queste sculture si richiamano con tale evidente immediatezza, da
essere esplicito in opere come “Omaggio al Futurismo”.
Del Futurismo caso mai c’è il senso dell’assemblaggio, del
sotteso mito della macchina, della esaltazione della
tecnologia, anche se in Zona non può più esserci la stessa ottimistica fiducia
in un progresso tutto tecnologico, per cui non
manca il senso del gioco, evidente in certe invenzioni , che fanno
emergere l’anima fanciulla dello scultore e che richiamano immediatamente Depero , ma con lieve ironia, quasi filosofica, nella
migliore tradizione napoletana, emerge anche in molte altre opere.
Parma settembre 2001
Marzio
Dall’Acqua