Come per una scommessa giocata sull’equilibrio, svetta
talvolta un aquilone, un tratto alato, comunque suggestioni poetiche di volo e
di leggerezza. Le forme totemiche in bronzo non evocano terrori arcaici
incombenti, ma solo il benefico e laico esorcismo della materia plasmata, che
si trasforma in un linguaggio vitalistico e sovversivo, dove l’intelligenza
creativa sa sfruttare tutte le potenzialità insite sotto la pelle stessa del
metallo. I bronzi giocano qui i loro preziosi cromatismi, sottolineati da
nichelature piene di luce, salvo poi rinchiudersi nuovamente, via via che la composizione scorre verso l’alto, in volute
scure e in equilibri instabili. Queste contorsioni figurali evocano la
corposità di una metamorfosi misteriosa, o di un innesto fra specie minerali
arborescenti dense di linfa, che si radicano nel suolo e si innalzano come per
un naturale processo di crescita. Sicuramente libero dai dogmi dell’informale,
spesso ancora l’artista costruisce col bronzo o con il marmo superfici
parzialmente ruvide su cui si immettono sezioni arcuate ed appuntite
armoniosamente suadenti e persino morbide. In altri casi emergono forme
circolari in parte scabre, da cui sbocciano tasselli limpidamente specchianti aperti
alla luce esaltante del sole. Infine alcune forme ricavate dal marmo, come
inquietanti memorie di miti e riti arcaici, si chiudono in una finitezza che
non esclude la riconoscibilità di un volto, di un occhio, di un’onda di capelli , di un capitello antico. Qui sulla pietra l’artista opera
di sbozzo, secondo la grande tradizione e con la stessa energia dei grandi
maestri della nostra storia dell’arte plastica.
Gli spacchi e le lacerazioni non consentono
drammatizzazioni incontrollate, ma solo giochi di luce fra le diverse densità
dell’intervento manuale. In ogni caso si tratta di lavori densi di messaggi
emblematici, che certamente mirano allo svelamento o a un riconoscimento per
empatia. Qui non troviamo astruse sperimentazioni visive, ma
soluzioni segniche argomentate dalla forza di un
tensione interiore. La consistenza spesso monumentale di tutte queste forme,
soprattutto quelle
circolari o sferiche, non si abbassa certo alla formulazione retorica di
assunti commemorativi, ma piuttosto alla celebrazione dello spazio e della
libertà.
Vittorio Sgarbi