Da un condensato di energia, dal blocco della pietra
scelta, oserei dire, per attrattiva corrispondenza, perché quelle luci, quella
consistenza, quella tensione individuata nella struttura, rispondono
all’innesto ascensionale, così come inventato nell’ideazione,si
innesta, lo ribadisco, il processo creativo che non rinuncia ai riferimenti
geometrici ,anzi, proprio in quelli interferisce, esige fori, tagli, finestre,
interpolazioni per giocare tra situazioni evidenti e percorsi celati negli
attraversamenti.
I passaggi risultano pertanto meditatamente obbligati : l’informe, la razionalità geometrica,il sentimento che si
eleva negli interrogativi e nelle testimonianze della spiritualità con tutta la
loro vocazione sacrale alla monumentalità.
Le pietre che Zona preferisce sono sempre quelle che hanno dentro
luci calde, anche dove lo scabro esige d’essere eloquente, e quelle che si
lasciano accarezzare dalla luce cui propongono la dolcezza cristallina della
superficie articolata per piani sempre diversificati tra rilievi e rientranze,
tagli che interrompono il rigore degli spigoli e precisano eventi suggestivi
per una fruizione a tutto tondo.
Un serio impegno che costruisce l’opera d’arte coniugando razionalità creativa e meditato sentire, garantisce il
discorso della scultura come disciplina che comunica valore e, intanto,
rispetta quelle coordinate spazio-temporali che rispecchiano la realtà delle
cose.
Il segreto di questa chiarificazione consapevole si
riscontra nelle microsculture, vibranti tra ri-costruzione di un mondo
memoriale e una gentile malinconia, che si legge quasi presagio che si disperda
nel non senso, la bellezza tipologica che si precisa da un incontro con un
brano d’umanità o di natura animale o vegetale.
Quella sapienza plastica che rispecchia un colloquio intimo
con l’emergere alla luce di una tensione emotiva, che ha il volto di una
fanciulla che sorride e spera, di una donna pensosa del suo ruolo, di un uomo
che diventa pensiero che lo sguardo perduto in lontananza insegue, è forte
garanzia per la ricerca che si raffina investigando nella pietra.
Meritano un discorso a parte le sculture in creta che si
arricchiscono di fantasia, di esuberanze che hanno memoria di passioni
barocche, perché vorrebbero globalizzare mille avventure in unicità di visione,
come quella che solo abili mani e forti emozioni trasferite nel modellato sanno
proporre rappresentando una stagione dell’anno e della vita.
La scultura di Zona è eloquente, monumentale, solenne : sono queste le coordinate ineludibili se si vuole far
poesia ispirandosi concretamente all’accettazione dolorosa di una solarità
materna, che si interroga senza risposta sulla fertilità negata, o ad un evento
di grande rilievo sociale, che tutti coinvolge nelle strade dei giorni comuni.
Quando la scultura è storia di una vita, di un sentimento,
di un grumo di pensiero che si ritrova in sintonia nell’andare verso la verità
progettuale, dice inequivocabilmente quel fatto. D’impatto ho inteso infatti che l’opera che merita il titolo di “ Insieme “
ritrovava i percorsi di una volontà tenace , testimoniata dall’amore che rende
solidale la coppia in tutte le comuni conquiste e realizzazioni.
C’è nell’opera l’essenza tetragona, la “scoperta”
dell’interiorità, lo slancio che accomuna nelle aspirazioni, la conquista, la
gioia di nuove prospettive alle quali non rinuncia l’abbraccio fedele: è la
speranza.
Zona prospetta nel contenitore dell’esistenza ciò che
all’uomo appartiene e nel nostro recentissimo incontro ho ammirato un cubo di
creta orientato in maniera tale che vi si potesse leggere dentro per
incontrarvi i contenuti.
Forse quell’opera si intitolerà “ mio padre” , un ricordo di cose di appartenenza che fanno memoria, che
ridicono i giorni d’impegno e di felicità , di percezioni misteriose, di
colloqui perduti. Noi siamo anche le cose che ci sono organiche e saremo
ricordati certo per quelle predilette, caratterizzanti scelte e motivi muti o
palesi.
Tra quegli emblemi e simboli lo scultore ri-trova gesti ed
abitudini paterne: tra quegli oggetti, nel contenitore che bene rappresenta
l’uomo con la regola di eticità, chissà noi fruitori quanti altri volti sapremo
trovare, dando testimonianza d’esserci nella continuità e nel progetto
Angelo Calabrese