Da sempre sento l’esigenza di rendere il laboratorio
espressivo sempre più vivo, legato ad una realtà naturale e artistica, dove lo
studente possa cogliere direttamente, attraverso l’esperienza percettiva , stimoli e suggestioni e, successivamente , elaborare,
tradurre, immaginare, creare…
Il rapporto con il mondo artistico, fino ad oggi , è avvenuto prevalentemente tramite il museo, il percorso
nel centro storico, l’esposizione pubblica. C’è però una realtà artistica diversa,
meno ufficiale, forse più vitale, fervida di fermenti: quella delle gallerie
d’arte private, trampolino di lancio dell’artista, tappa obbligata per proporsi
alla critica e al pubblico, all’ambiente collezionistico ed amatoriale.
Proprio in galleria, nel novembre dell’anno scorso ho
incontrato
Le sculture di Zona, non completamente figurative , ricche di elementi antropomorfici e di spunti
naturalistici , mai scontate nel proporre soluzioni formali inaspettate , hanno
costituito un significativo campo di esperienza per l’esplorazione percettiva,
consentendo un “itinerario” di sensazioni ed emozioni. Sicchè
il solco, la piega, la sporgenza e la cavità sono diventati ,
nell’immaginario dell’adolescente , riferimenti reali, personalizzati secondo la
propria esperienza: caverna, buco nero, rifugio, sosta, appiglio, parete
invalicabile su cui proiettare via via , visioni
interiori, rispecchiare paure , riconoscere limiti o confini.
Durante il gioco tattile, che è una delle esperienze
primordiali, non mediata perciò da stereotipi e convenzioni visive , i ragazzi hanno potuto cogliere, delle forme , più che i
significati profondi o il messaggio artistico, ciò che era loro più congeniale:
il piacere del calore o il brivido del freddo, il dispiegarsi delle superfici o
il succedersi dei volumi, e forse la poesia, l’energia che si libera dalla
materia.
Fatto proprio il moto nascente della pietra o del marmo,
non è stato difficile continuare il gioco o il sogno trasferendolo sul proprio
corpo, creando interessanti motivi gestuali che, tessuti ,
hanno dato luogo ad una piccola performance.
Sculture viventi animeranno
Le immagini, i gesti, i suoni prodotti non sono
necessariamente belli, ma lo è il “fare” che ha accompagnato questa esperienza,
vivificandola e riaffermandone la realtà.
Non si è cercato di rappresentare l’oggetto scultura ma le
sue peculiarità percettive , come la suggestione della
linea, l’ondulazione dei piani o il mistero dell’offrirsi alla luce e
dell’addensarsi dell’ombra negli anfratti o, ancora, l’incanto del “suono”
amplificato delle dita che percorrono la superficie levigata o incontrano la
resistenza di un solco nella materia scabra.
Si è tentato di realizzare il compito – non facile – di un
viaggio attraverso la quarta dimensione, dove il tempo della percezione svolge
un ruolo fondamentale nel tradurre immagini e significati, diversi da individuo
a individuo, come in una “giostra” di tanti singoli mondi che si aprono, senza
pudori , opachi e sfocati, ai nostri occhi.
Paola Barbicinti ( Genova)