Quid
enim est aliud ventus in aere,
quam fluctus in mari?
Niccolò Copernico
I
moti dell’aria
Le sculture di
I movimenti dunque si
aprono ad infinite sollecitazioni. Sono da un lato gli impulsi, i cambiamenti,
i pesi e le inclinazioni, che determinano l’aspetto fisico delle sculture,
dall’altro sono le sollecitazioni, intese in senso etico, che le opere
suggeriscono. Esse attengono al versante della motivazione, della causa che
determina la presa di una decisione. Richiamano in causa la responsabilità,
l’autonomia, l’indipendenza, la perfettibilità di noi stessi. Sono intenzioni
rinvenibili, con frequenza, nei titoli stessi che l’artista propone. In questo
senso va “letto”, ad esempio, il bronzo Totem del volo mai libero. La
posizione nello spazio ha un valore relativo, se non viene precisato il sistema
di riferimento rispetto al quale rapportarsi. La libertà si comporta allo
stesso modo, non può volare senza resistenza, senza avere delle regole a sua
volta. Su questo possono trovare un accordo i filosofi e gli studiosi di
meccanica fisica.
Dal momento iniziale a
quello finale l’opera propone un processo di cambiamento. L’osservatore deve
percepire insomma l’aspetto temporale in cui il cambiamento si produce. La
scultura fissa un ritmo e nel contempo ne suggerisce la prosecuzione nello
spazio e nel tempo. Diventa mediazione di passato e di futuro, ritenzione ed
estensione del presente della creazione dell’artista. La descrizione del
movimento suggerisce al riguardante coordinate
spaziali sempre nuove. Le sculture di Zona si aprono alla visione da ogni lato.
Non esiste in esse un movimento estensivo che determini un’angolazione
privilegiata. Fusione di punti di vista, ogni opera, nel suo insieme, si apre
totalmente allo spazio. In questo si contestualizza, in esso determina la
propria posizione. La percezione sensibile si dilata in un continuum tra
la scansione progressiva e la simultaneità.
All’interno dello
svolgersi delle forme, il prisma e il cilindro diventano totem. Il mantenimento
dell’intenzione temporale si manifesta soprattutto nella rottura dell’asse
verticale della composizione. Se la condizione abituale delle cose
nell’universo è quella di essere in movimento, forze vive agiscono sul
movimento dei corpi. Producono allungamenti, compressioni e scorrimenti. Degli
elementi aerodinamici si rendono manifesti, quasi che la tensione interna non
potesse più trattenerli. Essi acquistano una loro connotazione estetica precisa
all’interno della poetica dell’autore. Il loro status è assicurato dai
cambiamenti che successivamente formano e deformano le strutture. Le linee
spezzate più che l’idea di contenimento, esprimono ancora una volta quella del
movimento. Per questo non sono mai piane ma distribuiscono accelerazioni e
riduzioni con curvature diverse. Tendono a prolungarsi e ad allontanarsi nello
spazio trascinate dal gioco delle forze, manifeste oppure nascoste, che su di
esse agiscono.
Il cerchio e la sfera
o, meglio, la suggestione della forma circolare, senza principio né fine,
sembra la più conveniente a comprendere e custodire le leggi dell’intero
universo. Dal centro alla periferia si determinano forze ma si raccolgono pure
vecchie cognizioni e reminiscenze di antichi saperi. Chi meglio del circolo,
infatti, può riportare le cose passate? Chi meglio del punto centrale può
diventare il centro geometrico ma anche ontologico di tutto il sistema?
Evocazioni di spazi fisici sono presenti in queste sculture, ma vi sono anche
paesaggi mentali che riportano il mondo ad un livello superiore di
elaborazione, fatto di forze motrici e di limitazioni. Eppure le spinte
infinite del mondo interiore riconducono sempre all’enigma nascosto nel suo
centro. Soltanto qui hanno un senso le energie presenti, qui soltanto si
producono tutte le trasformazioni della materia e del nostro essere.
L’apparato grafico,
che accompagna la mostra, diventa un modo per entrare nell’officina
dell’autore. I disegni propongono una progettualità che riesce ad incidere
veramente su quello che l’artista vuole distinguere; tra quello, cioè, che è
connesso allo spazio e quello che richiama il senso della vita interiore di
ognuno. Gli elementi aerei invadono il foglio, si organizzano
in effetti dinamici, verificano attriti radenti, saggiano la resistenza
del mezzo. A volte erodono, insistenti, lo schema. Propongono piccoli voli al
di fuori del modello. Sempre occupano una posizione prioritaria e
caratterizzano necessariamente i diversi elementi costitutivi dell’opera. Voli
ascendenti, voli librati, voli planati. Nell’opera di
Gianni
Cerioli