LO
STILE DELLA COMPLETEZZA
di Paolo Levi
È su questa direttrice dunque che l’artista si muove,
ascoltando i sottili richiami e seguendo le suggestioni del marmo sin da quando
è ancora allo stato grezzo. Non è difficile infatti
accorgersi di quanto, all’interno del suo percorso - che ha modi espressivi del
tutto inediti e squisitamente informali - appaia una costante coerenza formale
e contenutistica, dove egli esprime la propria sigla poetica.
Zona non è mai stato uno scultore di espressività
aggressive. Al contrario, le sue ricerche plastiche – penso soprattutto a
queste più recenti - sono sempre state il risultato di una notevole misura
intellettuale. Nel momento attuale di ormai piena maturità stilistica egli è
portato, necessariamente e giustamente, a rivelarsi attraverso forme
pulitissime come quelle appartenenti ai cicli di “Corrosione“ e di “Lo schema“,
una serie di opere che annuncia la completezza del suo percorso. Guardando
queste ultime volumetrie, ci si rende conto del valore di un approdo
definitivo: tendendo al verticale e all’orizzontale, esse sono composite,
asettiche e, nel contempo, di un’inquietudine appena trattenuta. Le superfici
esaltano la nitidezza dei particolari; la cromia delle ombre del marmo e la sua
pelle fredda emanano, paradossalmente, un senso di morbidezza e di calore. Le
sensazioni perturbanti di queste recenti metamorfosi plastiche
nulla tolgono al rigore della loro definizione formale. Scultore di
contrasti, di contrappunti, di tagli e di ferite, ogni volta egli ci
restituisce il senso ideale di un processo creativo, atto mai disgiunto da una
spinta emotiva.
Questo particolare carattere del linguaggio di Zona si
manifestava già con il ciclo – tutt’altro che di sapore primitivo – che porta
il titolo, persino troppo essenziale, di “Totem”. Si vede con chiarezza come,
sin da quel periodo, egli abbia sempre resistito alle seduzioni
dell’intellettualismo. Piuttosto egli si è costantemente aperto alle forme
dinamiche, alle strutture geometriche o alle lacerazioni che non generano certezze, ma reazioni contrastanti, e interrogazioni senza
risposta.
Le lontane ascendenze museali del Novecento –connesse al
particolare settore dell’Informale, e appartenenti in tutto per tutto a
Nei suoi lavori più recenti Zona formula una sintesi
fondata sul contrasto nelle superfici esterne e soprattutto sulla definitiva
interiorizzazione di un paradigma formale. Quindi, tutti gli elementi e gli
stimoli di una cultura internazionale hanno contribuito alla sua formazione
artistica, convergendo nella creazione di forme immanenti, perfettamente
armoniche, e rispondenti a una logica misterica, che rende conto di sé solo a
se stessa: il laboratorio di questo scultore è un’officina di idee che
diventano anime forti, tridimensionali, corpi di un bianco apollineo e
squisitamente malinconici nella loro nettezza così apparentemente priva di
sbavature emotive.
Sono lavori che da un lato sono calamitati al
suolo, ma che nel contempo evadono i vincoli del peso e del volume per
sospingersi nello spazio. La magia del costrutto e la sapienza dell’intervento
manuale aprono e chiudono lacerate geometrie monocromatiche, dove i singoli
particolari disegnano una dialettica costante fra spirito apollineo e
dionisiaco. Il suo colto ricercare, il suo modo di calarsi nella possibilità
espressiva del materiale prescelto, sino alla coincidenza dell’immagine –
struttura fisica programmata, non lasciata al caso – lo costringe sempre a
dialogare con il vuoto che circonda l’opera. Così per lui l’informale consiste
in una concretezza marcata, espressone plastica di un’immediatezza poetica che
impone la sua presenza nello spazio.
In questi anni
Con elementi emblematici di grande
complessità formale,
In una sorta di diario elegiaco
Paolo Levi